Perché meditare?

Perché meditare?

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Non sono la prima e non sarò certo l’ultima a scriverne. 
Ma sento il bisogno di dire anch’io la mia sull’utilità della meditazione, utilità che finalmente comincia a brillare anche in ambienti legati al mondo della scienza e del business e non solo ai circoli spirituali e new age di sorta. Non che abbia qualcosa contro i circoli, la mistica o la spiritualità in generale, anzi, ma non mi piacciono la faciloneria e le promesse di felicità legate a questo mercato.
Perché di mercato si tratta, ahimè, anche quando parliamo di questa pratica: sedicenti coach, maestri, guru e altre figure spuntano come funghi a offrirci soluzioni a volte discutibili a un’urgenza antica e profonda. 
Ma di soluzioni non ce n’è. E, forse, non ce n’è bisogno. 

Perché di tanto in tanto non facciamo qualcosa per il puro piacere di farlo? 

Meditare è semplice

La meditazione è una pratica semplice, gratuita ed efficace
Poi, come per ogni altra pratica, ci sono diverse tecniche che si possono imparare ed è consigliabile ricorrere alla guida di persone competenti per trovare quella più adatta a noi in un dato momento.
Ma sono convinta che sia bene prestare attenzione a chi si elegge a propria guida. E questo è valido per ogni cosa.
A ripensarci ora, che pratico con costanza da più di cinque anni, mi sono resa conto che da bambina meditavo spesso. Solo che non sapevo di farlo. 
Tanti giochi, così come tanti momenti di ozio, erano profondamente contemplativi e mi servivano a ricaricarmi, a digerire cose che non capivo, a creare nuovi universi e nuove realtà, a relazionarmi meglio all’altro da me. Entrare in me stessa era un bisogno naturale, non appreso da qualche maestro o letto su un manuale.  

Quando diventiamo grandi, perdiamo questa capacità – in parte perché la consideriamo con sdegno, “non serve a niente” – insieme al magnifico dono dello stupore: crescendo, tendiamo a perdere i nostri superpoteri, la nostra magia. E, allora, spesso ci servono dei (per)corsi per ritrovare i tesori che abbiamo già dentro di noi. 
E, ancor prima dei corsi, ci serve la spinta interiore data dalla consapevolezza, anche vaga, che abbiamo perso qualcosa di importante per strada.

Meditare ci trasforma

Finalmente, è stato dimostrato a livello scientifico:

la pratica meditativa ha la capacità di plasmare il nostro cervello.

Con conseguenze importanti sui nostri comportamenti e, a monte, sui nostri pattern e sugli schemi mentali di cui, spesso, non siamo nemmeno coscienti. 
Il cervello è plastico e si trasforma; ebbene, meditare ci aiuta in questo processo. 
Le tradizioni orientali lo sapevano già da millenni; per gli occidentali, al contrario, questo continua a essere un boccone duro da mandare giù, anche se la situazione sembra migliorare. 

Molte persone si avvicinano alla meditazione per levarsi di dosso lo stress della quotidianità.
Esistono numerose tecniche di respirazione legate a pratiche meditative e yoga che contribuiscono a dare un immediato senso di calma in chi le pratica. 
Il respiro non solo ci è indispensabile per sopravvivere, ma influenza anche i nostri stati d’animo, come è testimoniato da espressioni e modi di dire comuni:
“avere il fiato corto”, “togliere il fiato”, “mozzafiato”, “tutto d’un fiato”, “fiato sospeso”, vado avanti? 

Meditare ci permette di ridimensionare le preoccupazioni, di vedere le cose da un altro punto di vista, di ampliare la nostra comprensione e chiarire la nostra visione del mondo e del presente.
Riduce non solo lo stress, ma anche la tirannia dell’ego, il chiacchiericcio della scimmia che è la nostra piccola mente e il cipiglio minaccioso del giudizio. 

Meditazione e chakra 

E se dessimo un’occhiata alla meditazione attraverso il filtro dei chakra
Dal momento che corrispondono ai maggiori centri nervosi del nostro corpo e rappresentano le sfere principali attorno a cui costruiamo la nostra vita e identità, credo valga la pena soffermarsi un momento e interpretare la pratica meditativa indossando le coloratissime lenti dei sette chakra maggiori. 

Radicare

Muladhara, ritorna alle tue radici

Quando mi sento persa tra mille pensieri o fatico a focalizzarmi e a stare concentrata, posso meditare per ricentrarmi e tornare al momento presente. Al qui e ora
Meditare mi aiuta a radicarmi, a tornare alla terra e sulla terra quando mi smarrisco o sono volatile al punto da diventare vapore. 
Passare mentalmente in rassegna il mio corpo dalla cima della testa alla punta dei piedi (body scan) è molto efficace per ritornare in me quando sfarfallo.
Anche una bella pratica fisica – yoga, passeggiata o corsetta – mi riporta allo stato solido. 
C’è una meditazione che amo molto – anche se la pratico di rado perché molto lunga – e che mi fa sentire radicata all’ennesima potenza ed è la nadabrahma, anche detta “humming meditation” per il suono che si produce durante la pratica. Il suono è un elemento atavico e in molte tradizioni simboleggia il principio della creazione. 

Creare

Svadhisthana, fluisci insieme alle tue idee

La creatività è uno dei miei superpoteri. Mi aiuta a trovare soluzioni inaspettate a problemi complessi, mi fa sorridere quando sono triste e mi mostra il mondo per quello che potrebbe essere e non solo per quello che è. Non sempre però riesco ad accedere alla sua fonte. Il sovraccarico di stimoli e informazioni, lo stress, l’ansia da prestazione sempre in agguato, le faccende e i “devo” che mi vincolano al mondo, possono seccare la vena della creazione. Anche in questo caso, mettere distanza tra me e i miei pensieri (perché di questo si tratta sempre, di pensieri) con una bella meditazione può favorire l’idratazione della mia creatività e rimettere in circolo idee e visioni da trasformare in progetti concreti. Il secondo chakra è legato all‘acqua, alla fluidità, così come la mia creatività si traduce, almeno nella sua fase iniziale, in un fiume di idee e immagini che devono essere libere di scorrere prima di sedimentare. Quando arriva il momento di smuovere le acque creative, chiedo aiuto ai Tarocchi, disegno oppure faccio una visualizzazione

Potere

Manipura, manifesta la tua volontà

Posso essere creativa finché voglio ma se non sto con il didietro sulla sedia per il tempo necessario, niente di quello che immagino diventerà realtà. 
Le mie idee stupefacenti prima o poi si stancheranno di aspettare i miei comodi e scivoleranno via da me per cercare qualcuno che se ne prenda cura. 
Meditare non aiuta soltanto a rilassarsi ma può dare una sferzata di energia a una motivazione infiacchita. 
Possono sembrare a prima vista funzioni assai diverse, quasi agli antipodi. E invece, un corpomente rilassato è un corpomente pieno di energia, il mio sole interiore. 
Quello che mi serve per assolvere al mio Scopo, dare un corpo alla mia idea e portarla nel mondo reale.  
Per energizzarmi, trovo utilissime pratiche yoga dinamiche (vinyasa), ma anche una respirazione ben fatta mi riempie di forza: la mia preferita allo scopo è la respirazione di fuoco (kapalabhati pranayama).

Amare

Anahata, apri il tuo cuore

Nonostante il distanziamento forzato e la pandemia che ci tiene lontani, siamo creature profondamente sociali.
Nonostante tutte le restrizioni, la paura e il sospetto che serpeggiano, il nostro istinto rimane quello di creare relazioni.
Nonostante ami la solitudine e l’isolamento, anch’io mi nutro di relazioni con gli altri esseri umani, con le piante e gli animali e il mondo che mi circonda. 
Tessiamo relazioni con ogni gesto e con ogni silenzio. 
Meditare mi aiuta quando provo risentimento o sono arrabbiata o ferita.
Prima di cominciare la litania della vittima e della colpa di questo o quell’altro, faccio un paio di respiri profondi e mi dedico a qualche minuto di meditazione. 
Meditare mi aiuta a coltivare l’empatia necessaria a mettermi davvero nei panni dell’altro da me. Che non significa accettare tutto quanto in maniera supina, ma capire le dinamiche dietro i comportamenti.
E dar loro il giusto peso, che a volte può essere quello di una piuma.
Per entrare in relazione con l’altro da me, amo usare la tecnica del tonglen (dare e ricevere), uno scambio energetico che mi permette di accedere a un sentire profondo e connesso con gli altri esseri. 

Comunicare

Vishudda, dai voce alla tua verità

Non sempre è facile dire la propria verità. Per paura di andare contro l’opinione comune, per paura sia una stupidaggine, per non ferire i sentimenti di chi ci sta di fronte.
Possono essere milioni i motivi, questo non toglie che sia un nostro diritto innato e, se non lo esercitiamo, ci dimenticheremo di come si fa.
Oggi, la facilità di dire quello che vogliamo e diffonderlo in rete maschera una preoccupante mancanza di spessore. Una vacuità di valore e di senso.
Meditare è utile per sentire di nuovo la nostra vera voce. Meditare è ascoltare quello che viene dal mio nucleo profondo.
Può darsi che non mi piaccia tanto quello che sento ma più imparerò a restare a sentire, più la mia voce si farà chiara e unica. 
Quando il rumore si fa invadente e sento il bisogno di ritrovare la mia voce autentica, cosa posso fare se non mettermi in ascolto? 
Per ascoltare, occorre stare in silenzio. E allora, mi siedo e faccio silenzio. Ascolto il mio respiro e lascio passare i pensieri come nuvole.
A volte, pongo una domanda e alzo le antenne. La risposta arriverà. 

Vedere 

Ajna, ascolta la tua saggezza interiore 

La pratica meditativa mi ha aiutata molto a ritrovare il mio intuito, schiacciato dalla supremazia di una ragione capricciosa e dispotica. 
Riequilibrare i principi maschile e femminile, luce e buio, intelletto e ragione è un lavoro che dura una (o più) esistenze. 
Meditare mi aiuta a vederlo per quello che è, una danza e non una lotta costante. 
Non sarà più bello? 
Vedere oltre, accedere al nostro occhio interiore, sono frutti dell’arte perduta dell’ascolto, che la meditazione risveglia insieme a una sempre maggiore chiarezza.
Una mia amica, tanto tempo fa, mi disse che “in una mente vuota, c’è più spazio per pensare”. Niente di più vero. 

Per richiamare il mio intuito, mi piace visualizzare la luce indaco del mio terzo occhio concentrandomi sul respiro.
A volte, recito un mantra, per focalizzare la mia attenzione. 
Non c’è bisogno di chissà quali frasi, già solo il suono “aum” – il mantra originario – va benissimo.
Aum simboleggia, tra le altre cose, i tre stati di coscienza degli essere umani: veglia, sogno e sonno profondo, così come nascita, vita e morte. 
A me piace pensarlo anche come le tre fasi fondamentali di ogni storia che si possa definire tale: inizio, svolgimento e fine

Comprendere

Sahasrara, immergiti nell’immensità del tutto 

Meditare contribuisce a sviluppare empatia, come ho scritto anche prima.
Ci permette di accedere a un sentire più spazioso, più ampio e aperto. 
Sentirsi parte di un tutto immenso – perché siamo parte di un tutto – può farci sentire piccini, ma anche uniti. 
Unici e simili al tempo stesso. 
Meditare mi ha permesso di superare il mio attaccamento spasmodico al principio di bivalenza per abbracciare una visione del mondo più com-prensiva. 
Quando mi sento disconnessa e voglio ritrovare la mia unione con il mondo, mi piace uscire in giardino e sedermi sull’erba. 
Non faccio niente di particolare, non metto sforzo in quello che faccio: semplicemente, resto lì. 
Cosciente di tutti i suoni, dei rumori, del vento che muove le fronde, del gatto che mi mordicchia una mano, della terra fresca sotto di me, dei fili d’erba che mi solleticano i piedi.
L’auto che passa, il cane che abbaia, qualcuno che taglia l’erba da qualche parte.
C’è profumo di viole. Il sole mi scalda la faccia. Il pelo del gatto è morbido e liscio. 


Prossimamente, ti parlerò più in dettaglio di alcune tecniche e di come possono aiutarti nella tua attività. 
Per il momento, ti lascio sperando di esserti stata utile.
Fammi sapere se hai provato a meditare e come è andata. 
Ricordati che non c’è giusto o sbagliato, ascolta il tuo sentire e fidati. 






[L’immagine di copertina è un mio disegno, il work in progress di una meditazione]

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