Agisci su ciò che puoi controllare

Agisci su ciò che puoi controllare

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Ho qualche problema con il controllo. 
Ultimamente, complici le pratiche meditative, l’età e la saggezza che si insinua tra le piccole pieghe della pelle e del cervello, mi sto ammorbidendo. Sto lasciando andare il bisogno compulsivo di controllo.

Perché ho deciso di intraprendere questa avventura?
Perché ho deciso di fare della pianificazione il mio mestiere?
Perché da anni sto studiando e sperimentando su di me diverse forme di pianificazione, controllo e modifica delle abitudini, alcune più efficaci e altre decisamente meno. Tutte accomunate dal fatto che mi aiutano a crescere come individuo e ridimensionano il mio ego. 
Insomma, cerco, come tante persone, di migliorarmi.

Non nego quindi l’importanza e la comodità della pianificazione, anzi, sono una fan della pianificazione
È sull’oggetto del nostro pianificare che voglio riflettere in questo post: perché il più delle volte è proprio lì che scivoliamo miseramente facendoci più o meno male. 

Allora, abbiamo detto che pianificare non è il male, anzi è un passo necessario e fondamentale per dare un significato alle nostre azioni. 
Dove sta quindi l’inghippo? In quello che vogliamo pianificare. 

Non tutto è sotto il nostro controllo


Dobbiamo accettare questa amara verità.
Io ci sto ancora lavorando, non è facile da mandare giù.
Ma è così e questo periodo ce lo sta insegnando in maniera esemplare.


Su cosa abbiamo il controllo?

Sui nostri pensieri,

sulle nostre parole,

sulle nostre azioni.




Non male, possiamo partire da lì. Ed è già un passo immenso, anzi tre. 
Possiamo lavorare su queste cose per raggiungere i nostri obiettivi invece di lamentarci per quello che non possiamo controllare.
Un esempio tratto dalla situazione attuale: voglio andare a correre ma non posso.


Cosa faccio?
Mi lamento perché non posso uscire: a chi serve? A chi interessa? Dove mi porta? 
Cerco una soluzione: a chi serve? A chi interessa? Dove mi porta?

Nel primo caso, creo attorno a me un alone di malcontento che infetta il mio sangue e quello di chi mi sta vicino.
Non risolvo un bel niente e mi frustro. Mi deprimo e nutro il mostro della lamentazione.

Nel secondo caso, cerco un’alternativa – tipo, che so, un corso di yoga online – , la trovo, scopro nuove cose, mi diverto e allargo i miei orizzonti. Devo accettare di mettermi in gioco e fare qualcosa di diverso da quello che avevo in mente.
Questo richiede una certa disponibilità a modificare i propri piani.
D’altronde, gli esseri umani si sono evoluti anche per la loro capacità di adattamento, quindi ho buone possibilità. 
Agendo in questo modo, creo dentro e attorno a me una lieve increspatura, una piccola onda di benessere che si allarga. 

Non è sempre così semplice, non voglio fare Winnie The Pooh.
Quello che voglio dire è che abbiamo più scelte di quelle che troppo spesso pensiamo – ci convinciamo – di avere.
Il ventaglio è più ampio, a patto che gli permettiamo di aprirsi e non lo soffochiamo. 
Possiamo decidere di aumentare il nostro campo di scelta oppure di diminuirlo, diminuendo così anche il nostro potere personale.


[Photo by Levi XU on Unsplash]

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