Il cambiamento è incasinato

Il cambiamento è incasinato

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Piani e nuovi inizi

Arrivo lunga con il primo post del 2021.
Stranamente, non mi importa.
O forse sì, mi importa.
Nonostante i piani A, B e C, ho però deciso di fermarmi un momento.

I piani cambiano, la vita è continua trasformazione.
Con questo, non voglio assolutamente dire che i piani non servono.
Tutt’altro. E chi mi segue, lo sa. Eccome se lo sa. 

Sono una grande fan dei piani.


Ho scritto non poco sull’importanza della pianificazione.
Sono convinta che la cara pianificazione sia uno strumento indispensabile per gestire la nostra risorsa più preziosa, il tempo.

Ma i piani sono una traccia, una specie di canovaccio, non una colata di cemento inamovibile.
E, come tali, possono e devono cambiare insieme a me per seguire le mie esigenze reali.
Se divento schiava del mio piano, sarà bene che mi fermi un attimo e lo riveda, perché, forse, non assolve più alla sua funzione.
Oppure, io non lo sto usando in modo appropriato.

Lavori in corso

Il 2020 mi ha vista impegnata, tra le altre cose, a comprare casa insieme a M(arito Mattia).
È stata (ed è tuttora) un’avventura sorprendente. E impensabile fino a qualche anno fa.
Anche solo dieci anni fa, mai e poi mai avrei anche solo lontanamente creduto che un giorno avrei comprato casa.
Per fortuna (e per determinazione e volontà), le cose cambiano.
E continuano a farlo, che lo vogliamo o no. 

Stiamo facendo dei lavori in casa nuova.
L’operaio che ci dà una mano sta trapanando il soffitto.
Ah no, adesso sta spostando un armadio.
E adesso cosa fa? Ah, sì, sta usando il flessibile.

Stiamo facendo dei lavori in casa nuova.
E ogni tre per due, qualcuno suona alla porta.
Il corriere ci consegna un ordine.
Gli amici artigiani arrivano per un sopralluogo.
E poi, il geometra, l’ex padrone di casa, la polizia per la residenza.
E i genitori, che ci portano i loro saluti e controllano come stiamo.

Stiamo facendo dei lavori in casa nuova.
E c’è rumore. E polvere. E teli di plastica. 
E bisogna spostare mobili e suppellettili.
E poi, spazzare, togliere la polvere.
E rimettere tutto in ordine.
E andare a comprare quello che serve.
E rimettere tutto in ordine.

Mi sento Penelope.
Per fortuna, Odisseo è qui con me.

Cambiamento e caos

Tutto questo mi ha fatto pensare.
Prima ancora, mi ha disturbato.
E anche questo mi ha fatto pensare. 
(Ma non mi stanco mai di pensare??)

Da quando siamo arrivati, mi sto affannando a sistemare tutto quanto il prima possibile.
Perché voglio ristabilire quanto prima una sorta di equilibrio.

Ho bisogno di ritornare alla mia omeostasi.


La sensazione di instabilità che precede, cammina fianco a fianco e segue ogni grande cambiamento mi fa “perdere la brocca”.
Mi sento come se mi mancasse la terra sotto i piedi.
E, in qualche modo, è proprio così.
La terra sono le mie routine. 
Le abitudini.
E infatti, proprio in momenti come questo è più facile scivolare in vecchi schemi che non ci appartengono più.
Niente paura, anche cadere fa parte del gioco.

Come diceva il saggio Jung

In ogni caos c’è un cosmo
In ogni disordine, un segreto ordine.



[Photo by Emmanuel Mbala on Unsplash]

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