Pianificazione e improvvisazione

Pianificazione e improvvisazione

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Pianificazione e improvvisazione, due opposti che cerco di tenere in equilibrio.
Due elementi complementari e necessari l’uno all’altro, entrambi di fondamentale importanza nel mio mestiere e nella mia vita. 
In questi mesi più che mai, sono concentrata, quasi risucchiata in un vortice di idee che puntano verso una sola direzione:
spendere meno tempo possibile a pianificare per dedicarlo al fare, all’essere, insomma, al vivere.

La mia produttività è migliorata mano a mano che ho ridotto il tempo dedicato alla pianificazione; mentre la mia agenda si svuota insieme alla mia mente, la concentrazione aumenta insieme alla sensazione di avere uno scopo.
Mi sto educando a lavorare a una cosa sola per volta. E funziona, ma ne parlerò in un altro post.

Quando ho deciso di dedicarmi alla pianificazione non solo nella mia vita personale ma anche in ambito professionale, ho preso a pianificare tutto: dovevo sperimentare, no? Devo ammettere che all’inizio la trovavo un’attività piuttosto laboriosa, un’impresa a volte anche frustrante, ma con l’andare del tempo e con un po’ di costanza, questo processo è diventato via via più fluido e ora fa parte dei miei rituali irrinunciabili, cui dedico volentieri tempo e impegno. Quello che non dobbiamo mai dimenticare in questo percorso è che 


la pianificazione è uno strumento



La pianificazione è e dev’essere uno strumento che ci aiuta a gestire meglio il nostro tempo: se diventa un’ossessione che prosciuga gran parte delle ore e delle energie disponibili in una giornata, forse è il caso di fermarsi un momento, fare un bel respiro e rivedere il procedimento che seguiamo. Per pulirlo da tutto quello che non serve e tenere soltanto le cose assolutamente necessarie. 


È bene che troviamo un modo di organizzarci che sia flessibile, 
che si adatti senza sgualcirsi alle pieghe che prende la nostra vita



Parlo come al solito per esperienza personale, perché per un certo periodo (e anche ora la tentazione è forte) la pianificazione si è trasformata per me da mezzo in fine, rendendomi nervosa e inconcludente. A furia di voler sperimentare e arrivare alla quadratura del cerchio, mi sono ritrovata a passare le giornate tenendo traccia di ogni minima attività, riempiendo pagine e pagine di dettagli, tenendo il conto di ogni minuto in una mania di controllo che non solo non mi portava da nessuna parte ma minava la fiducia in me stessa.
Le giornate passavano in un batter d’occhio e io rimanevo con un pugno di conteggi e niente di realizzato sulla scrivania.

E così, dopo vari quaderni, agende, app ed esperimenti, ho compreso che dovevo cambiare prospettiva: solo così avrei trovato una soluzione a questa situazione-puzzle.
Dovevo eliminare la pianificazione dalla mia vita e lasciarmi andare all’ispirazione del momento?
“Dai, improvvisiamo e viviamo felici!” No, no, non fa per me. Non ci credo.
La libertà senza confini non ci aiuta a portare nel mondo i nostri progetti.


 La libertà ha bisogno di una struttura,
così come la struttura ha bisogno di fluidità. 



Posto quindi (se ce ne fosse ancora bisogno) che ritengo la pianificazione il fondamento di un agire sensato e produttivo, ho dovuto ripensarla per renderla più fluida, più snella, più veloce. Come ho scritto anche poco sopra, la pianificazione è uno strumento ed è di primaria importanza per i nostri progetti; ci credo talmente tanto che ne ho fatto un lavoro. 

«Tutto quel monitorare mi è servito a qualcosa! Fiuuu», mi sono detta.

Per arrivare a pianificare velocemente e in maniera funzionale e aderente ai nostri bisogni, occorre sperimentare, fallire, riprovare finché non si trova ciò che funziona per noi in un dato momento. Eh sì, perché non siamo sempre uguali e non abbiamo sempre le stesse esigenze e non le abbiamo di certo nel medesimo ordine.

La via è in voi

Carl Gustav Jung






[Photo by Holger Link on Unsplash]

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