Burnout? È un messaggio di stop

Burnout? È un messaggio di stop

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È meglio non arrivarci.
Ma se ci arrivi, fermati prima che sia il tuo corpo a fermarti, con una malattia o un disturbo. 
Sto parlando della sindrome da burnout digitale, un disturbo sempre più diffuso collegato all’(ab)uso della tecnologia e dei mille device che sono diventati nostri compagni inseparabili. Io adoro internet e i dispositivi mobili, questo l’avrai sicuramente intuito se hai letto qualche mio articolo. O anche solo se hai visto che lavoro faccio.
Internet, la connessione, il computer e i vari device – quali tablet, smartphone, ereader – sono i miei strumenti di lavoro. 
E non solo, perché come moltissime altre persone, uso la rete per cercare informazioni su quello che mi piace, per aggiornarmi, seguire corsi, leggere, far due chiacchiere, curiosare, comprare cose e servizi, guardare serie, documentari, film. Insomma, per un bel po’ di attività non posso ormai fare a meno di una connessione internet.

Negli anni, però, ho imparato diverse cose che voglio condividere con te sperando che possano esserti utili e ti evitino di arrivare alla dimensione del limone secco. 
Perché sentirsi come un agrume spremuto fa male non solo a te, ma alla tua produttività, ai tuoi affetti e, infine al mondo intero: quando si sta male, così come quando si sta bene, si produce un effetto onda che increspa l’energia che ci circonda e di cui siamo composti, producendo effetti tutt’attorno a noi.

Il nostro cervello non è fatto – non ancora – per mangiare e, soprattutto, digerire tutti gli stimoli che ci arrivano continuamente dalla rete ogni giorno. In ogni istante. 
Senza contare tutti gli altri stimoli che ci arrivano dall’ambiente esterno. 
Il nostro cervello riesce a fare bene una sola cosa per volta. E, ogni volta che viene interrotto, impiega del tempo per ritrovare la concentrazione, calcolato attorno ai 20 minuti, chi più chi meno. Ti rendi conto dello spreco?
Anche per questo, ci sembra di non avere mai abbastanza tempo. 
Perché gran parte del tempo che abbiamo a disposizione lo usiamo per riprendere il filo di quello che stavamo facendo, sfaldato dalle continue distrazioni.

Visto che passo molto tempo al computer sia per lavoro che per una certa attitudine nerd, ho dovuto stabilire condizioni utili a gestire lo stress da sovraccarico. 

Le mie condizioni per evitare il burnout e vivere meglio

Scelgo 3 cose non negoziabili 

Ogni giorno, scelgo una, due o al massimo tre cose che, a fine giornata, voglio aver fatto a qualsiasi costo.
Meditare è la mia prima. 
Fare almeno un giro in giardino è la seconda.
E la terza? Può variare. 
Cose piccole, fattibili in un tempo limitato e, più di tutto, cose che amo fare e che mi fanno sentire bene. 
Può essere una pratica yoga, un allenamento di boxe, una camminata, una sessione di disegno, un’ora di lettura. Quello che ti pare, meglio se non attinente al lavoro. 
Il mio consiglio è quello di scegliere attività piccole e definite. “Essere buona” non è una cosa definita, quindi non va bene. “Praticare meditazione per mezz’ora”, invece, è verificabile. A fine giornata, sai se hai meditato mezz’ora oppure no.

Ho eliminato le notifiche 

Un’attenzione indivisa e ininterrotta mi permette di svolgere bene e in meno tempo i miei compiti. 
Le notifiche possono aspettare. C’è un momento riservato a loro: per me, è funzionale creare durante il giorno delle definite finestre di tempo dedicate, per esempio, a controllare i canali social, la mail, le chat etc. 
In quel lasso temporale, rispondo a chi mi ha scritto, decido se aggiornare il mio status – cosa che si può benissimo schedulare con appositi strumenti –, dedico qualche momento focalizzato a leggere gli aggiornamenti di profili che seguo, fino a che non scade il tempo.
E poi, passo ad altro. Ma te ne parlo meglio nella sezione dedicata ai blocchi di tempo, più avanti. 

Ho silenziato il telefono

Per questo, ti chiedo di contattarmi tramite il form contatti.
A meno che non aspetti una telefonata urgente e impossibile da programmare con precisione, il mio telefono è sempre in modalità silenziosa.
È stato anche un motivo di discussione con mio marito, ma da quando l’ho scoperta, non posso più farne a meno: del resto, io che appartengo alla generazione X, ricordo bene com’era la vita prima dei dispositivi mobili e della perenne connessione. Quando ero impegnata in qualche attività fuori casa, ero lì e basta. Nessuno poteva contattarmi, se non chi stava condividendo quel particolare momento con me. Se ero a danza, facevo danza. Punto. Senza interruzioni o distrazioni di sorta.
Per le telefonate, quindi, preferisco concordare giorno e ora, in modo da essere totalmente dedicata al mio interlocutore. 

Lavoro per blocchi di tempo

Stabilire quando e per quanto tempo lavorare su un determinato progetto mi aiuta a preparare il cervello ai compiti che lo aspettano, oltre a darmi un focus solido e pieno. Per capire quanto tempo ti serve per un determinato task, puoi provare a tracciare per un certo periodo il tempo che dedichi all’attività che ti interessa stimare. Stima per eccesso, in modo da non doverti affannare: questo favorisce una sensazione di abbondanza, la quale non può che aiutarti a gestire meglio l’eventuale stress. 

Chiedo di non essere disturbata

Potrebbe sembrare un po’ rude, ma sto imparando che, al contrario, è una forma di rispetto di sé e del prossimo.
Chiedere non è il mio forte, ma ci sto lavorando alacremente. 
Perché mai dovrei ritagliarmi il tempo che mi serve per seguire un progetto tra le richieste di attenzione che provengono dall’esterno?
Quando ho stabilito come suddividere le mie giornate in blocchi dedicati a una sola attività, significa che ho stabilito cosa è importante per me.
Di conseguenza, ho il dovere di salvaguardare la porzione di tempo che ho deciso di dedicare a quella data attività.
Se, ad esempio, la prima mezz’ora della giornata la voglio dedicare alla meditazione, sarà bene che mi tenga libera ed eviti tutte le distrazioni.
Posso anche avvisare mio marito che non ci sarò per mezz’ora, in modo che sappia che non deve disturbarmi in quel lasso di tempo.

Per concludere

Era da un po’ che volevo scrivere un post a riguardo.
Perché mi sono accorta che molte persone soffrono se non di burnout conclamato, di una forma di stress che tende al cronico. 
Anch’io negli ultimi tempi mi sono trovata in una situazione di cui sentivo di non avere alcun controllo e che mi faceva perdere un sacco di tempo e motivazione. 
Con il risultato di sentirmi frustrata e inconcludente nonostante fossi sempre indaffarata. Anzi, proprio per quello! 
Anche per questo, ho voluto condividere con te azioni pratiche e semplici da mettere in atto per creare condizioni di vita digitale più sostenibili. 
Spero ti possano essere utili, fammi sapere se ne hai provata qualcuna e com’è andata ;) 





[Photo by Shazli Waqas on Unsplash, edited by me]

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