Vittimismo o creatività: cosa scegli?

Vittimismo o creatività: cosa scegli?

Tempo di lettura: 2 minuti


Posso continuare a lamentarmi fino al mio ultimo respiro su questa terra.
È pieno di motivi per lamentarsi, a volerli cercare.
Ma è proprio qui che posso scegliere, perché in sostanza tutto dipende da cosa sto cercando, da quello che davvero mi importa trovare. 

E, in ogni caso, lamentarmi non servirà a niente né a me, né a chi mi sta vicino. 
Ma posso continuare a farlo, se voglio rimanere impantanata nell’insoddisfazione e nella confortevole mentalità della vittima.

Altrimenti, posso decidere di smettere e scegliere un’alternativa.
Qualsiasi alternativa pur di non lamentarmi.
E questo è un potente atto di creazione: mi adopero per creare una realtà diversa da quella che vivo e che non mi fa sentire come vorrei.


Un breve esempio per chiarire:

  1. situazione attuale
    pandemia, paura diffusa e limitazione delle libertà (non posso sgambare) 

  2. situazione personale
    soffro perché non posso fare la mia passeggiata/corsa quotidiana

  3. (re)azione
    mi lamento a più non posso e infierisco su governo, mondo, umanità, universo, divinità, crisi, /qualsiasi cosa a piacere/ 


    OPPURE
    mentre aspetto di poter di nuovo uscire in libertà, medito, faccio yoga, mi concentro sul lavoro cercando nuove strade da percorrere, disegno, leggo e scrivo molto. Potrei scrivere ad esempio tanti post sui passatempi, o sulle lamentele, o sulle lamentele come passatempi. 


Ognuno troverà il proprio modo di affrontare le lamentele: si tratta innanzitutto di educarsi alla consapevolezza.
Perché, per smettere di lamentarci, dobbiamo prima di tutto capire quando capita e cosa mette in moto e scatena la nostra irritazione.
In questi ultimi giorni, ho notato una lieve tendenza al lamento accompagnata da simpatiche crisi di pianto, per questo ci tengo così tanto a condividere questa riflessione, perché credo possa essere utile (sì, in primo luogo a me, lo confesso). 

Cosa scatena le nostre lamentele?


Possiamo porci questa domanda, anche senza cercare a tutti i costi una risposta; il nostro cervello si attiverà comunque per cercarla.
Una volta che ci rendiamo conto delle micce che accendono la nostra ansia e il nostro bisogno di lamentarci, allora possiamo decidere di cambiare le regole del gioco.
O di cambiare proprio gioco.
E di non prestarci più a quel gioco che ci vuole schiavi delle nostre emozioni e, ancor prima e soprattutto, del nostro ego.

Smettiamo di ascoltare il nostro ego.


Non sto dicendo che in un batter d’occhio mi trasformerò nei miei sogni più audaci.
Ci vogliono tempo, pratica, impegno e una gran fiducia. 
E poi, deve piacermi quello che faccio.
Ognuno di noi ha la responsabilità e soprattutto la fortuna di cercare quelle che fanno al caso suo.

Troviamo le nostre alternative.

Una volta rintracciata l’alternativa che mi piace e mi incuriosisce, meglio se impegnativa, dovrò cominciare a praticarla con costanza in modo da renderla una sana abitudine. Più facile a dirsi che a farsi, ma sono convinta che sia così. Magari ne riparlerò. 

Questo processo non è automatico e può richiedere settimane, mesi o anche anni.
A seconda di quanto è potente il mio ego e di quanto è radicato il mio malessere.
Più è radicato in me, più tempo impiegherò a estrarlo senza danneggiare il resto.

Come una pianta infestante, il disagio può aggrapparsi a cose che mi sono care. 
Occorrerà che stia attenta e che sia gentile, anche se insistente, nel togliere questa matassa di male. 
Serviranno un sacco di pazienza e altrettanta comprensione. 
E in questo viaggio verso la liberazione, accescerò le mie capacità e conoscenze e imparerò innumerevoli cose sul mondo e su me stessa. 






[Photo by 
Paul M on Unsplash]

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