Intenzioni e obiettivi: una questione di prospettiva

Intenzioni e obiettivi: una questione di prospettiva

Tempo di lettura: 4 minuti


L’autunno è tempo di bilanci.
In verità, anche altri periodi dell’anno per me lo sono, ma di sicuro l’autunno è un momento particolarmente importante per fare bilanci e vedere come stanno i nostri obiettivi annuali.
L’altro giorno, guardando ad alcuni obiettivi che non ho (ancora) raggiunto, mi sono chiesta come mai non sono riuscita ad arrivare dove volevo.

Eppure la volontà non mi manca!”, ho pensato con una punta di delusione.

Ma, come ho capito sulla mia pelle – ed è una cosa confermata da diverse fonti –, la volontà non è sufficiente.
È fondamentale, non si scappa, ma non è la vera molla. Quanto meno, non è la sola.
Noi umani agiamo secondo schemi che vanno ben oltre la logica e la forza di volontà, due principi che siamo soliti usare per giustificare le nostre scelte, ma che funzionano per lo più a posteriori e spesso in maniera inconscia.
Quello che ci muove davvero sono le emozioni e conoscerle può aiutarci a prendere decisioni più aderenti ai nostri valori e, in sostanza, a essere più felici. 


Ho letto tanto materiale sulle differenze che intercorrono tra desideri e obiettivi e su come solo i secondi possono portarci dove vogliamo, mentre i primi sembrano quasi illuderci lasciandoci poi con un pugno di mosche in mano (bleah, che immagine orrenda!). 

La distinzione ricorrente si fonda essenzialmente su questi aspetti:

DESIDERIO

OBIETTIVO

astrattoconcreto
vago preciso
inestimabilemisurabile
utopisticorealistico 



Da una parte quindi, abbiamo una bussola (l’obiettivo), dall’altra il canto delle sirene (il desiderio). 
Questo almeno era quello che pensavo io, sbagliando clamorosamente. 
E per anni. Pazienza! Del resto, l’errore è una via per progredire e io ne ho un bel baule pieno ;)

L’intenzione è propedeutica alla scelta di un obiettivo


Ora, vediamo insieme il percorso che ci porterà dal desiderio impalpabile al nostro obiettivo concreto.

Qual è il tuo desiderio


Ne ho parlato in un altro post, ma in questo caso ripetere è doveroso: il desiderio è l’intenzione, il motore che muove le nostre azioni future facendole convergere verso una meta – l’obiettivo appunto – , dando loro un significato.
L’intenzione non si vede, come l’aria che respiriamo.
Ma, come l’aria, è indispensabile per la nostra esistenza perché la riempie di senso. 


intenzione, definizione secondo Treccani

[definizione di “intenzione” secondo Treccani]


Come dice anche la Treccani, a volte l’intenzione che mi muove può non essere così lampante; in questo caso, rischio di bloccarmi per paura o indecisione. Perciò, è di fondamentale importanza che la indaghi con cura e la comprenda a fondo. 
Una volta chiarita l’intenzione nella mia testa, devo tirarmi su le maniche se voglio che diventi realtà.

Farò un esempio che conosco bene: ho voluto tantissimo aprire la mia attività. 
Ma poi mi sono dovuta confrontare con la realtà e ho deciso di:

  • studiare, studiare, studiare (no, queste ripetizioni non sono sviste)
  • fare pratica
  • prendere pacche sui denti
  • fare un’analisi di mercato
  • informarmi
  • aggiornarmi
  • pianificare azioni 
  • ricominciare daccapo

Un passo alla volta

come dico sempre a chi si affida a me.

Un po’ di strategia


Bene! Come ho appena accennato, a questo punto occorre pianificare: la parte strategica è il mio forte, non per niente ne ho fatto il mio mestiere. Mi piace un sacco progettare le azioni necessarie per arrivare da un’intenzione a un obiettivo.
È un processo lungo, laborioso e fluido. Sì, è passibile di cambiamenti. E questa è la sua forza. 

Arrivata a questo stadio del processo, devo valutare il mio desiderio in termini di:

  • fattibilità
  • strumenti
  • tempo
  • risorse

e costruire un piano d’azione che sia il più possibile coerente con quello che voglio ottenere e con le risorse a mia disposizione. 
Il mio piano sarà una guida verso quello che è diventato un obiettivo misurabile: ora non ho più scuse, tutto quello che devo fare è scritto nero su bianco, si tratta “solo” di affrontarlo un passettino alla volta. 


È ora di agire! 


Come ho scritto sopra, ora arriva il bello! È arrivato il momento di:

  • sbattermi per trovare clienti
  • aggiornare me stessa  
  • aggiornare il mio blog
  • pubblicare sui social
  • fare un sacco di formazione 
  • tessere relazioni proficue 
  • tanto altro ancora


Tutto questo si chiama agire e ha un costo elevato in termini di tempo e denaro.
Attenzione, la mia non è una lamentela, è una semplice constatazione.
Se me ne sto tutto il giorno in panciolle a pensare e desiderare fortissimo di guadagnare con le cose che amo, sarà difficile che riesca a scrivere, studiare, preparare strategie e corsi. No? Bisogna anche che concretizzi.

E questo lo dico in primo luogo a me stessa, quando mi accorgo di procrastinare o di trovare scuse fantasiose per non fare quello che devo fare. Ho scelto il tanto odiato verbo “devo” perché per arrivare a quello che voglio bisogna che implementi delle azioni che mi porteranno là. E quelle azioni, o le scelgo io, o mi faccio aiutare a scegliere da qualcuno di cui mi fido e che sa farlo meglio di me.

Oppure, le sceglierà la vita al posto mio. 

In tutti i casi, arriverà il fatidico momento in cui dovrò fare qualcosa che mi porti un po’ più vicino al mio obiettivo.
E uso il verbo dovere perché all’inizio potrà essere uno sforzo. Anzi, lo sarà senz’altro.
Ma, d’altronde, senza alcuno sforzo non c’è nessun progresso. 



[Photo by Natalia Y on Unsplash]

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