Le nostre risorse hanno bisogno di nutrimento

Le nostre risorse hanno bisogno di nutrimento

Tempo di lettura: 3 minuti


Un groviglio di stimoli.
Una matassa di impulsi,
ciascuno che preme
per avere attenzione.

Il mio cervello ha una capacità finita.
La mia volontà anche.
Il fermento di questo periodo mi piace,
ma ho bisogno di bilanciarlo con
momenti lunghi di solitudine e distacco.

I miei sogni sono invasi da istruzioni,
scadenze, corsi, informazioni.
Il mio inconscio mi sta avvisando.
Devo ascoltarlo.


Pochi giorni fa, mi ritrovavo a scrivere questa breve riflessione su Instagram.
Un pensiero che ha preso forma in questo post.

Fermati prima di esaurire il carburante


Stanchezza

Sono stanca.
Non solo ho sonno perché dormo male; sono stanca dentro.
Questo ottobre sta sfilando più frenetico di quanto vorrei.
Mi sembra di correre sulla ruotina del criceto e di non potermi fermare. 
Tanti cambiamenti, nuovi progetti, nuovi lavori mi rendono felice e grata, ma fatico a gestire l’ansia, complice la mia indole e, molto probabilmente, la situazione mondiale.
Fatto sta che sto vivendo giorni di malumore apparentemente immotivato, mi sento prosciugata, dormo male e ho spesso la sensazione che il tempo mi scivoli via dalle mani. Il mio corpo è teso. 


Risorse 

La nostra volontà non è infinita.
Così come le nostre energie.
E con esse, l’entusiasmo e, a ruota, la dedizione verso quello che facciamo.
Sono tutte risorse che si esauriscono e hanno bisogno di essere costantemente nutrite per rinnovarsi e non appassire.
Occorrono onestà e una gran dose di umiltà per ascoltarsi e capire quando è arrivato il momento di fermarsi.
Quante volte ti sarà capitato di dirti “finisco solo questo poi mi fermo,
quando era già da un po’ che sentivi di doverti fermare.
A me sta succedendo proprio in questo periodo, nonostante conosca i sintomi, nonostante abbia imparato un sacco di tecniche di meditazione, mindfulness, yoga e altre cose interessanti.

Sapere le cose non significa riuscire sempre a metterle in atto quando ci servono. 


Due passi avanti e tre indietro


Circoli viziosi

Proprio in questi momenti, è facile ricadere in vecchi schemi, in abitudini discutibili che però hanno la forza della familiarità
Proprio in questi momenti, siamo più fragili e proni a tornare al vecchio. Anche se sappiamo che non ci aiuterà.
Anche se abbiamo faticato tanto per lasciarlo andare.
Anche se siamo coscienti del fatto che l’abbiamo lasciato andare proprio perché non ci apparteneva più.
Finché va tutto bene, o così ci sembra, è più facile mantenere i nostri impegni, coltivare le nostre routine, trovare tempo di qualità per noi.
Ma è proprio quando sentiamo i primi scricchiolii nel piccolo equilibrio che ci siamo creati che ne avremmo più bisogno.

Stop

Proprio in questi momenti, quando vorrei mollare tutto e rinchiudermi dentro il tronco di un albero, ringrazio di essermi fatta il mazzo a studiare, sperimentare, imparare tecniche per gestire la mia naturale fragilità.
Perché, ehi, può succedere di cadere.

Può succedere ed è del tutto fisiologico avere momenti no, sbagliare, sbucciarsi le ginocchia, piangere. 


Ma, quando per anni ti sei smazzata per cambiare parti di te che stavano assumendo la forma inquietante di rami secchi, puoi fermarti un momento e respirare: perché sai che hai gli strumenti per fronteggiare queste défaillances.
Si tratta “solo” di avere abbastanza onestà da non inventare milioni di plausibilissime scuse per non fare quello che sai.
Si tratta di prendere anche uno solo tra gli strumenti della cassetta e cominciare da lì.
Fermarci ci aiuta a prendere le distanze e fare chiarezza.
Una volta che vediamo il panorama stendersi sotto i nostri piedi, possiamo incamminarci. 

radicarsi

Soprattutto in un momento storico come questo, sentiamo il bisogno ancestrale di radicarci.
[Immagine di Andrew Buchanan su Unsplash]

Instaura piccoli rituali pieni di senso


Routine

Ed è proprio qui che le routine assumono una connotazione quasi magica. 
Non serve elaborare cose complicate e lunghe. Non vogliamo che uno strumento (la routine) diventi ulteriore motivo di affanno, no?
Se già mi sento soffocare, sarà bene togliere, limare, evitando di sovralimentare la lista dell’ansia, che è già abbastanza ingorda.
La routine, un piccolo rituale cui assegnare un preciso significato, ha una valenza magica perché è apotropaica, allontana l’influenza negativa di ansie e paure, ci prende per mano, ci restituisce il terreno sotto i piedi.
Ci radica. 
Attenzione a non farla diventare un bisogno, una fissazione del tipo “se non riesco a farla, sbrocco e tutta la mia giornata va in malora”.
No, no, così non ci aiutiamo.
La routine è un aiuto, è flessibile e possiamo modificarla a seconda del nostro sentire in modo che rimanga al passo con le nostre esigenze. Che cambiano.

Ripartire

E pian pianino, un passettino alla volta, possiamo ripartire.
Ripartire da dove ci troviamo.
E imparare la lezione che questo malessere ci ha offerto. 
Per farlo diventare nostro alleato, per le prossime volte che ci capiterà – e ci capiterà ancora, mettiamocela via. 
Quindi, perché non diventare amici o, quantomeno, cercare una collaborazione proficua invece che temere l’inevitabile?






[Photo by David Tomaseti on Unsplash]

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