Le domande (che) ti aiutano

Le domande (che) ti aiutano

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Domande scomode

Prima di offrirti consigli e indicazioni, sono solita farti delle domande.
Come dico spesso,

ho bisogno di farmi un po’ di fatti tuoi.

Non per una curiosità salottiera, ma per capire cosa vuoi e aiutarti ad ottenerlo.
Le domande che ti pongo possono sembrare addirittura banali a una prima occhiata.
Ma se ti fermi un momento e cerchi di andare a fondo, ti accorgerai che quello che ti chiedo non è così ovvio.

Citando un mio amato professore, 

Non dare mai nulla per scontato.

Infatti, dietro a questi fintosemplici quesiti, si nascondono diverse insidie, che potrebbero minare il tuo senso di identità.
E mettere in crisi quello che prima davi per assodato riguardo alla tua attività e al tuo approccio.

La curiosità uccise il gatto? 

Prima di rivelarti le fatidiche domande, voglio rassicurarti sul fatto che non è un compito. 
Lo scopo dietro alle risposte non è la mia approvazione, tantomeno il mio giudizio, ma la tua (ri)scoperta di te.

Se con me fai formazione, non servirà che io legga quello che hai scritto: in questo caso, il questionario sarà a tuo uso e consumo e già solo prenderti il tempo di riflettere sulle risposte sbloccherà aspetti di te che ti sorprenderanno e ti aiuteranno a direzionare la tua vita e, con essa, il tuo business e le tue passioni. 
Ti mostrerà i tuoi punti di forza così come metterà in luce i tuoi punti deboli, offrendoti chiavi per sfruttare i primi e lavorare sui secondi.

Se, invece, hai bisogno di una strategia di comunicazione, la cosa si fa più complessa e avrò bisogno di acquisire maggiori informazioni su di te. 
Per costruire una strategia che ti rispecchi, dovrò avere accesso alle tue risposte.
E, molto probabilmente, fartene altre. 


Ma ecco le domande fondamentali per orientare le tue azioni nel mondo digitale (e non solo):

Chi sei? 

Non sei il tuo nome, il tuo fisico, i tuoi vestiti.
Chi sei davvero? 
Cosa ti distingue da tutti gli altri?
Cosa ti rende un individuo unico?
Prova a definirti in tre parole.
I limiti – le tre parole di cui sopra – ti aiutano ad arrivare all’essenziale.
Ti costringono a un maggiore focus.

Cosa fai? 

Cosa ti piace fare nel tempo libero? 
Cosa ti diverte?
Non mentalizzare, rispondi a sentimento senza preoccuparti di quello che emergerà.

A chi ti rivolgi? 

Chi sono i tuoi clienti ideali?
C’è differenza tra il tuo pubblico reale e il tuo pubblico ideale?
Se sì, come vorresti intercettare quest’ultimo? 

Cosa sai fare bene? 

Qual è la tua passione?
Tutti abbiamo una cosa che sappiamo fare bene, qual è la tua? 
In cosa ti distingui? Prova a dirlo in tre parole.

Per cosa vuoi farti conoscere?

Quali competenze ti distinguono dagli altri?
Per quali ti piacerebbe farti conoscere dal tuo pubblico? 
Anche qui, se riesci, usa tre parole.

Qual è il tuo scopo?

Per quale motivo fai quello che fai?
Non fermarti in superficie. Non limitarti. 
Non rispondere “fare soldi” o “vendere di più”.
Quelli non sono scopi, ma strumenti per raggiungere il tuo scopo.
Lo Scopo è il tuo perché, quello che ti fa scegliere, ti fa dire no. 
Lo Scopo ti fa alzare ogni mattina e dirige i tuoi pensieri e le tue azioni.

Rispondere è mettersi in ascolto

Rispondere a queste domande non è semplice. 
Occorrono molta pazienza e onestà, perché viviamo in un’epoca e in un contesto che tendono a dare importanza ad altre cose.
E non siamo più abituati a fermarci, a osservarci e a porci domande su di noi e sul nostro agire. 

Rispondere a queste domande non è semplice, ma ti aiuterà a vedere te e la tua attività sotto una nuova luce. 
A fare chiarezza e ad agire di conseguenza.
Spero potranno esserti utili nel business e nella vita come lo sono state e lo sono tuttora per me.
(Può essere utile ripetere il questionario ogni tanto).



[Immagini tratte dal film “Alice in Wonderland” di Tim Burton]

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