Comunicazione e tecnologia di massa

Comunicazione e tecnologia di massa

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Fin da piccola, ho sempre temuto gli approcci aggressivi.
C’è da dire che la mia soglia di aggressività percepita era bassissima, per cui per me erano tantissime le cose e le persone aggressive. 
E mi ritraevo come una lumachina quando le tocchi per sbaglio le antenne e quelle rientrano nella sua capoccina molle. 
Un po’ di quella repulsione mi è rimasta anche oggi che sono più che adulta.
È proprio vero che certe cose non cambiano.
Ma altre sì. Ed è un bene che lo facciano. Ed è un bene che facciamo in modo che lo facciano.

Al giorno d’oggi, abbiamo a disposizione tantissimi mezzi atti alla comunicazione, eppure ho la sensazione che la nostra capacità di comunicare non sia migliorata, anzi: ascoltiamo meno, leggiamo con fretta e senza attenzione, non ricordiamo e, di conseguenza, non capiamo o male interpretiamo i messaggi che ci arrivano dall’esterno. E, a dire il vero, fatichiamo a capire anche noi stessi. 
Clienti che telefonano a ogni ora del giorno, infischiandosene del fine settimana o di qualsiasi orario, amici che per decidere il posto in cui incontrarsi per un aperitivo – quando ancora si poteva – mandano almeno un centinaio di messaggini, gruppi whatsapp che ti bombardano con cinquantamila notifiche di cose in cui forse non sei nemmeno coinvolto direttamente, email sgrammaticate e inconcludenti, messaggi senza neanche un saluto, vocali che durano dieci minuti e ti fondono l’orecchio, e poi miriadi di notifiche su slack, hangout, messenger, telegram e così via in uno sproloquio senza capo né coda. 
Sto esagerando, ma fino a un certo punto. 
Ho fatto questi esempi estremi per sottolineare la proporzione inversa tra la quantità mezzi esistenti e la nostra (in)capacità di comunicazione. 

La comunicazione e il marketing sono un mestiere
Lo so, è difficile da accettare, ma è così. 
Un po’ come i fumettisti gli scrittori i musicisti i poeti gli attori, anche chi ha fatto della comunicazione una professione si scontra a volte con l’incredulità e altre reazioni da parte degli interlocutori. 
Credo sia, almeno in parte, dovuto al fatto che la scrittura e la comunicazione in senso lato sono strumenti che tutti quanti noi umani usiamo. E non solo noi umani, anche gli animali e le piante comunicano. E il bel pezzetto di fango e acqua su cui viviamo? Sì, anche la roccia di nome Terra comunica. Eccome se lo fa.

Spesso, noi umani ci esprimiamo senza comunicare.



Non ci capiamo: non capiamo noi stessi e non capiamo l’altro da noi.
A tal proposito, mi viene in mente la “contraddizione insanabile” di cui parla Giulio Mozzi nel suo (non) Un corso di scrittura e narrazione, la frattura tra esprimersi, “spremere fuori da sé” e comunicare, “trovare qualcosa di comune con l’interlocutore”.
Mozzi fa riferimento a scrittori o aspiranti tali, ma secondo me questo vale anche nelle relazioni quotidiane. 
Spesso, ci esprimiamo, spremiamo cose fuori da noi senza preoccuparci affatto del nostro interlocutore: in questo caso, non si può parlare di comunicazione, perché la comunicazione presuppone un rapporto, un movimento che funziona in due sensi, un equilibrio tra dare e ricevere. 

Dove c’è incomprensione,
esiste un difetto di comunicazione. 



Farò un esempio tratto dalla mia vita per chiarire la mia posizione.
Ho un telefono e un solo numero, sia privato che professionale.
Così è e non ho intenzione di cambiare, almeno per ora.
Una volta pensavo di dover rispondere sempre e comunque alle chiamate dei miei clienti. Niente di più sbagliato.
Per loro e per me.
Se sono in focus su un’attività, riprendere da dove sono stata interrotta richiederà un sacco di tempo. Tempo che avrò irrimediabilmente perso e che nessuno mi restituirà mai. 
Se sto meditando, non posso essere interrotta, così come se sto scrivendo un post (tipo ora). Se vengo interrotta, perdo almeno una quarantina di minuti per recuperare la concentrazione e tornare sul pezzo. Mettiamo che riceva tre telefonate senza preavviso. Bene che vada, perdo in media un paio d’ore. E di sicuro non sono molto presente alla telefonata inaspettata. 
Conclusione: non faccio bene niente di quello che cerco di fare tra le interruzioni.
Perché? Proprio per via delle interruzioni.

Per questo e altri motivi, tempo addietro ho preso la sana e benefica abitudine di tenere il telefono sul provvidenziale “non disturbare”: non è cattiveria, né spocchia. Non voglio fare la preziosa. Ma ho bisogno di confini ben precisi per poter dare il meglio di me.
Lo devo a me stessa e lo devo a chi mi contatta, a chi si affida a me, a chi lavora con me, a chi condivide la vita con me. 

Se vado in un negozio durante l’orario di chiusura, non posso scandalizzarmi perché lo trovo chiuso. 
Anche per le telefonate ci sono degli orari e in ogni caso è meglio accordarsi in anticipo tramite messaggio in modo tale che io sia pronta e ricettiva e presente quando arriverà il momento. Non posso essere sempre reperibile per il solo fatto che ho un telefono cellulare che è diventato parte di me. 




Il fatto che abbiamo un sacco di strumenti non ci aiuta in questo, anzi.
Rende la comunicazione ancora più difficile, ostica in certi casi.
E questo vale tanto per le persone quanto per le aziende e i business, che sono in qualche modo portavoce dei loro titolari e del loro staff.

Perciò, è di fondamentale importanza comunicare con coerenza e cognizione di causa i valori nostri e della nostra attività.
Perciò, è cruciale imparare a usare gli strumenti che abbiamo a disposizione e affidarsi a dei professionisti della comunicazione.

Ci sono alcuni principi che possiamo applicare fin da subito per favorire una buona comunicazione: 

  • Ascoltare

  • Mettersi nei panni dell’interlocutore

  • Guardarsi in giro

  • Cercare soluzioni

  • Usare spirito critico

  • Smettere di recriminare

  • Fare un bagno di umiltà

  • Vestire i panni del pensiero costruttivo

  • Prendere quello che ci serve da esempi di successo

  • Adattare sempre ciò che si impara al proprio contesto

  • Considerare gli errori come degli insegnanti



Questo, a mio avviso, vale sia per l’online che per l’offline e può aiutarci a prescindere dagli strumenti che usiamo. 




[Photo:
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